Come Diventare Assistente di Volo: La Mia Esperienza Personale

Tra le nuvole

A silhouette of a hand launching a paper plane against a colorful dusk sky with a crescent moon.

Gli occhi alzati verso il cielo ce li ho sempre avuti. Quella bambina che ammirava gli aeroplani dalla finestra della sua cameretta è sempre stata dentro di me. Il desiderio di andare oltre quelle colline della campagna umbra, dove sono cresciuta, era forte. Volevo sapere dove stavano andando quei minuscoli tubi metallici in cielo, che vedevo scomparire tra le nuvole. L’ambiente intorno a me, la campagna, il paesello mi erano sempre stati stretti, e man mano che crescevo me ne accorgevo sempre di più.

Studiare o non studiare?

La parola “viaggiare” era una sconosciuta nella casa dei miei. Loro non erano mai stati dei viaggiatori, anzi direi tutto il contrario, eppure io dalla prima volta che ho iniziato a studiare una lingua straniera a scuola, sapevo in cuor mio, che non ero fatta per rimanere nello stesso posto. La mia testa fantasticava di posti lontani e culture diverse e non mi sarei accontentata. L’idea di diventare assistente di volo non era mai stato un sogno da bambina, non sapevo neanche che sarei approdata a questo mestiere, sapevo soltanto che gli aerei mi affascinavano. Così come l’idea dell’ignoto, del lontano, di quei posti che ancora non avevo visto.

direzione Mediazione Linguistica

Così, dopo il linguistico, scelsi Mediazione Linguistica all’ Università prima a Perugia, poi a Bologna (quando la mia voglia di evasione dal mio paesello divenne insostenibile). Prima dell’università però, spinta dalla curiosità, mi ero già candidata per un colloquio per una compagnia aerea nazionale, ma dovetti disdire perché il mio senso di responsabilità mi diceva, “Prima finisci gli studi, e poi provi a buttarti in questa carriera!” – “Che se poi non riesci a trovarlo un lavoro?, E se poi non ti assumono o non sei idonea per questo mestiere? O peggio, non ti piacesse?” Insomma quei pensieri che ti vengono, quando devi decidere tra la sicurezza e la curiosità. E così, eccoci di nuovo dentro il campus universitario, che bello… e proprio lì, durante questo periodo, che dentro di me si rafforzava sempre più l’idea, di trovare un lavoro che non mi bloccasse in un posto “fisso”, ma che mi permettesse di viaggiare.

Turbolenze in vista

Ero a un passo dalla fine degli studi, correva l’anno 2020 (e che anno!), una compagnia aerea britannica mi aveva già dato l’esito positivo dopo l’Assessment Day a cui avevo partecipato a London Heahtrow l’inverno precedente. Ero super felice, emozionata e agitata, perché in estate avrei iniziato il trasferimento in Inghilterra. Ebbene il Paese anglosassone non era però d’accordo, perché all’inizio dell’anno, fu ufficializzata la Brexit e questo stava mettendo a rischio la mia partenza. Fu solo con l’arrivo della pandemia globale, il famoso “Covid”, che io non potei più partire nè per l’Inghilterra, nè per nessun altro posto. Anzi il coronavirus mi rispedì direttamente dritta dritta a casa dei miei. E cosa c’è di più difficile per una ragazza indipendente e ambiziosa come me, del trovarsi di nuovo sotto il tetto di mamma e papà? Di nuovo, in quella cameretta, a domandarmi del mio futuro e a non vedere via d’uscita in quel momento..

Cieli vuoti

Mi ricordo che tenevo d’occhio, ogni giorno, le notizie riguardo le varie compagnie aeree per sapere quale altra sarebbe scomparsa di lì a poco a causa del coronavirus. Quando davo un’occhiata a Flight Radar e vedevo i cieli vuoti, sentivo un senso di sconforto. Quello che tutti noi giovani abbiamo provato quando ci viene negato il nostro progetto futuro o lo vediamo andare in frantumi, prima ancora di averlo iniziato. Nonostante le notizie negative e catastrofiche di ogni giorno, però, non mi sono arresa e ho continuato a cercare una qualsiasi opportunità per uscire da quello stallo. C’erano due compagnie aeree che stavano facendo, stranamente, colloqui online. Feci pure quelli, ma la risposta tardava ad arrivare e quando arrivava, era un rifiuto. Un “NO”, che io percepii come un’ennesima porta in faccia e che mi fece piangere per lo sconforto. Così, abbandonai per un momento l’idea di diventare assistente di volo e scelsi di partire per uno scambio in Portogallo con Worldpackers, un sito di viaggi-lavoro per fare esperienze di viaggio alternative con alloggio gratis. Quella fu una bellissima esperienza.

Anche se non ero dove volevo essere, comunque stavo facendo un passo in più verso la mia vita ideale.

Un aereo non rimane parcheggiato

Ero in Portogallo e me la stavo godendo in spiaggia nell’Atlantico, non avevo più provato così tanta libertà da tanto tempo, da quando il Covid ce l’aveva negata. Ed ora eccomi lì, a surfare tra le onde, guardarmi dei tramonti incantevoli e camminare sulle scogliere portoghesi, senza un lavoro, nè responsabilità. Mi bastavano quelle poche ore che dedicavo all’ostello, dove mi facevano soggiornare gratis e qualche lezione di italiano che davo online. Il mio pensiero andava sempre comunque al mestiere di hostess di volo, che non avrei abbandonato. Infatti, nel frattempo, mi ero candidata per una nuova compagnia, stavolta tedesca, che cercava personale, anche senza esperienza e per di più durante una pandemia. Non potevo lasciarmela sfuggire! Poi mi dimenticai di quella candidatura, perchè non ricevetti nessuna email a riguardo..

Arrivò l’autunno, mi trasferii a Lisbona per un lavoro da operatrice call center, (indovinate per cosa?, per una compagnia aerea! Ma certo!). Non volevo lasciare il Portogallo, era stato per me un rifugio, un’oasi di libertà, quando nel mio Paese c’era la psicosi delle zone rosse o gialle. Mi stavo pian piano abituando al ritmo lento lisboense, alle passeggiate al mare in un giorno di settembre, quando lessi quella email, che avrei voluto leggere tanto tempo prima. Era la compagnia aerea tedesca che mi stava finalmente rispondendo!

Il giorno più atteso

Mi invitavano a Francoforte sul Meno, nel mese di ottobre, al cosiddetto Assessment day. Ero frastornata, entusiasta, ma anche molto titubante, dato che il tedesco non lo avevo più parlato, nè ascoltato da molto tempo. Dovetti ascoltare le parole di una mia amica di lì, che mi convinceva a provarci uguale; e anche tra me e me pensai, “Veronica, che stai facendo?! Ci stai ripensando, proprio quando ti offrono quell’opportunità che sogni da tempo?!”. Così, mi misi giù a ripassare la lingua e a prepararmi le domande per il colloquio in tedesco e in inglese. Non lasciai nulla al caso. se questa era la mia occasione, volevo portarla a casa!

Welcome on Board

Prenotai quel biglietto per la Germania, e quando arrivò il giorno della partenza, ero più agitata che mai. Prenotai un alloggio nelle vicinanze del gigantesco aeroporto di Francoforte. La mattina dopo, mi preparai come avevo ormai imparato dai vari tutorial e guide su “come diventare un’assistente di volo”, e presi un taxi. Iniziava così la mia giornata di selezione!

L’Assessment Day

Era esattamente organizzata come in un casting, con conduttori che annunciavano chi andava alla fase successiva e chi doveva tornare a casa. Credo che non fossi mai stata prima così concentrata come quel giorno. Dovevo capire bene quello che mi dicevano in tedesco, dovevo interagire con i miei compagni di selezione e per di più improvvisare durante i role-play!

Al momento della prima fase di scrematura, cominciarono a chiamare fuori dalla stanza, tante persone che avevano fatto le prove con me, tant’è che cominciai a pensare che non fossimo noi pochi rimasti seduti, quelli eliminati! Invece, ci fecero sapere che noi avevamo appena superato la penultima fase! Il prossimo step era il colloquio finale con due recruiters. Fatto anche quello, ci riunimmo nella sala in attesa del responso. A un certo punto, le due recruiters mi chiamarono in disparte, e cominciai subito a pensare male. L’ ansia saliva, mentre mi dicevano di quanto fossi stata brava, ed io ero lì, confusa, e mi stavo preparando al peggio. A mia sorpresa, mi dissero in tedesco che era uno “Zusage” (termine per “si”). L’ansia mi fece in quel momento capire “Absage” (cioè “NO”), che scoppiamo in una risata.

Ero dentro! Non ci stavo credendo, ma avevo superato la selezione, era l’inizio del sogno che diventa realtà! Ero lì e stavo per decollare! Di lì a poco avrei iniziato il training!

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