Passaporto, adattatore, e bikini presi, una buona dose di caffè ed ecco che l’assistente di volo di lungo raggio è pronta per il suo volo di 12 ore diretto a Cancùn! Esatto, oggi si vola in Messico! Che figo deve essere volare in destinazioni così lontane e ambite da chiunque sogni una vacanza, ma deve stare seduto davanti al pc del suo ufficio! Ovviamente non posso negarlo, che sia un sogno poter andare per lavoro in certi posti! Ecco.. quell’assistente di volo sono io!
Diciamo che, da novellina dell’ aviazione, ho avuto la fortuna di trovare una compagnia aerea che operasse voli intercontinentali e charter per vacanzieri. Questo significa che dove vanno le persone in vacanza, andiamo noi. Chi può dire di poter volare un mese sì e l’altro no alle Maldive o alle Mauritius per lavoro? Non certo tutti i giovani a 20-24 anni! Eppure questo mestiere te lo permette, e non solo, ti paga anche dei resort 4 stelle per riposarti nella destinazione!

È nell’immaginario collettivo associare questo lavoro alle belle destinazioni, al jet-lag, ai grandi aeroplani come il Jumbo Jet, ma molti non sanno che non tutti gli assistenti di volo lavorano sui voli intercontinentali. Dipende dalla compagnia aerea, dalle tratte che fa, e dal tipo di aeromobile su cui si è addestrati. Io, personalmente, opero sia su voli di corto, medio e lungo raggio, ma in questo capitolo proverò a descrivervi quest’ultimo. Vediamo, quindi, insieme com’è la giornata da cabin crew sul lungo raggio!
Dormire poco, sorridere sempre: la giornata tipo non esiste (ma quasi)

Per ogni assistente di volo che si rispetti, la giornata inizia controllando che ci sia tutto in valigia! Nel caso di quelli sul lungo raggio, è importante avere con sé documenti come il passaporto o visto. Man mano che voli, la tua vita diventa un’insieme di checklist mentali, tant’è che ne fai una anche per la spesa al supermercato. Passaporto -CHECK! , badge aziendale-CHECK!, Ipad di lavoro-check!, Cabin Crew Attestation -CHECK!.
L’ assistente di volo da lungo raggio esce con due valigie, anziché una, e spesso anche più grandi, a seconda della durata del LAYOVER.
Dal briefing all’hotel: le 24 ore di un’assistente di volo di lungo raggio
Entrati in ufficio, si aspetta l’inizio del briefing, la tipica riunione tra cabin crew e piloti dove si discutono i punti importanti del giorno (come turbolenze) e si rinfrescano dei temi sulle procedure di sicurezza. A tavolino, si salutano comandante e primo ufficiale con una bella stretta di mano, e poi il capo cabina e tutti gli altri. Eh sì, la gerarchia, in aviazione, conta, e, anche se alcune compagnie aeree non lo danno a vedere, le tre o quattro strisce hanno sempre la priorità! LOl..
Qui, si può notare la prima differenza tra corto e lungo raggio. Infatti, un equipaggio per voli intercontinentali, è composto da un numero minimo di 8 fino a 24 membri di cabina, in base all’aeromobile, oltre ai due piloti, che possono essere integrati da un terzo e quarto, per questioni di riposo legale. Dopo la riunione, si procede tutti insieme, sfilando lungo il terminal, e attirando le facce curiose dei passeggeri in attesa, proprio come nel film di Di Caprio.
Passerella in aeroporto

Si arriva poi ai controlli di sicurezza aeroportuali, perché anche noi dobbiamo farli. Poi, si procede al controllo doganale del passaporto. Superato questo, si attende il cosiddetto CREWBUS che ci porterà all’aeromobile oppure si entra attraverso il JETWAY, o corridoio, a seconda dell’ aeroporto.
Una volta a bordo, mentre i passeggeri sono ancora seduti nel terminal, acquistando i loro ultimi souvenirs, noi iniziamo a fare i nostri controlli secondo le checklist da manuale. Ci assicuriamo che l’equipaggiamento di emergenza sia al giusto posto e che ci sia il numero esatto di pasti e bevande. Ispezioniamo, inoltre, la cabina per motivi di sicurezza. Una volta che il capo cabina ha la conferma della conclusione dei check, e tutto è al suo posto, dà l’ordine tramite l’agente di rampa (altra figura misteriosa) di chiamare i passeggeri. Iniziamo così l’imbarco! 3,2,1..via!
Eccoli che corrono verso le scale dell’aereo, intrepidi, sventolandoti il loro biglietto quasi in faccia, mentre tu pronunci il primo “Benvenuti a bordo” di una lunga serie! Ed è proprio quando vedi che i primi stanno già contando i numeri di sedile con lo sguardo perso, che capisci che sarà una lunga giornata..
Boarding Completed!
Ecco che arriva l’annuncio del capo cabina. Questo significa che sono tutti a bordo. A questo punto le cappelliere vengono chiuse, e si cerca di far sedere tutti. Quando i manutentori hanno finito le loro chiacchiere tecniche, là davanti, coi piloti, ecco che vengono chiuse anche le porte e il capo cabina ci ordina di armarle. Non è quello che pensate, non usiamo armi, bensì si tratta di cambiare una manovella che imposta i portelloni dell’aereo in modo tale che, se ci fosse un’evacuazione, gli scivoli sono pronti per attivarsi.

Eccoci al momento più iconico e atteso dei passeggeri: la safety demo! o detta anche “ah quella dove gesticolate con le mani!” Sì, perché lo stereotipo dice che il lavoro dell’assistente di volo sia fare la danza tra il corridoio con il giubbotto di salvataggio e le facce proiettate su di te. Eppure questa è solo una piccolissima parte di quello che facciamo, e spesso in molte compagnie, viene soppiantato da un video automatico.
Fatto anche quello, eccoci agli ultimi preparativi, si fa il “cabin check”, ovvero controlliamo che tutti siano seduti e con le cinture allacciate, nonché che le tendine siano alzate, come anche lo schienale sia in posizione verticale ecc…per poi dare l’ok al capo cabina. Ci sediamo, quindi, sul nostro Jumpseat (lo strapuntino) e via.. Cabin crew, prepare for departure!
Airborne
Una volta che l’aereo è in aria, iniziano le vere faccende per l’assistente di volo da lungo raggio! Prepara i trolley delle bevande per l’aperitivo, accendi i forni, inizia a servire le bevande, ritorna nella galley, rifornisci i trolley vuoti, prepara i pasti sui vassoi, rientra in cabina, inizia a servire il pranzo/cena, tira fuori il vassoio, chiedi “Pasta o pollo?”, augura “buon appetito”, ora ripeti questo movimento per 200 volte.. Dopo il pasto, passiamo poi con acqua, tè e caffè e un biscotto a sorpresa, poi passiamo come netturbini in corridoio a raccogliere il trash.

Questo è il momento più esilarante: appena prendi in mano il primo vassoio, tutti gli altri ti sollevano o sventolano in faccia i loro scarti, come se avessi improvvisamente trecento braccia e mani per raccogliere tutto allo stesso tempo. Quante ne deve fare questa povera assistente di volo! E li vedo gli sguardi delle persone che pensano: “non è mica così glamour questo mestiere”! In effetti, non gli dò nemmeno tanto torto, dato che certe volte, quando sei su un volo di 10 ore, ti sei appena svegliata dalla pausa, e devi ricominciare a servire la colazione davanti a 200 facce addormentate, che non sanno nemmeno cosa vogliono prendere, ..ecco, lì ti fai due domande. Tu, con quegli occhi rossi di sonno e jet lag, ti chiedi se questo è veramente quel lavoro dei sogni che ti aspettavi!
Non appena abbiamo rimesso in ordine quella cucina (che noi chiamiamo galley), che durante il servizio era una pila caotica di vassoi, bevande e tetrapak, possiamo ingurgitare velocemente il nostro pasto. Spesso è lo stesso pollo che abbiamo appena servito o magari invece un prelibato salmone su piatto di porcellana che, un qualche astuto collega è andato a sottrarre alla Business Class. Arriva già il capo cabina a informarci che la prima pausa inizia tra pochi minuti, e spesso sei ancora con il boccone pieno, che devi già prepararti per andare a dormire!
Ora della pausa: il crew rest
Praticamente, si scende in una sorta di bunker tramite scale, dove ci sono dei letti numerati in base alla postazione di lavoro dell’equipaggio; non saranno confortevoli come il letto di casa, ma quando si è stanchi, sono comodissimi!

Così chiusa la tendina del proprio letto, ci si dà la “buonanotte” e si cerca di dormire per una, due o più ore, (a seconda della durata del volo). Non tutti ci riescono: alcuni colleghi preferiscono guardarsi un film o ascoltare un podcast. Ed è proprio qui, che spesso, inizia l’overthinking per altri come me, che si ricordano che a 30B il caffè non è mai arrivato, o che 10D aveva chiesto una forchetta! Anche qua sotto, dobbiamo sempre essere pronti a scattare, se ci fosse una qualche emergenza, medica o tecnica.
Driiin! Ecco che squilla la sveglia e si torna a lavoro. Ognuno già sa quello che deve fare. Dopo la prima pausa, ci si dà il cambio con gli altri colleghi rimasti a fare la “guardia” in cabina. E così inizia la seconda, a volte anche la terza pausa, se si è un equipaggio più numeroso. Quando poi finisce l’ultima, è ora di tornare all’azione. Inizia così il secondo servizio, che sia una colazione per i voli notturni o la cena per i voli diurni. Si ripetono così i preparativi descritti per il primo pasto. Una volta serviti tutti, si inizia a riordinare la galley per prepararla all’atterraggio. Dato che lo stesso aereo dovrà tornare indietro con il prossimo equipaggio, puliamo bene la nostra cucina e riforniamo i trolley, così come i lavatories (aka bagni).
Prepararsi all’atterraggio
Ed ecco che arriva il tanto atteso annuncio dei piloti “Cabin Crew, prepare for landing”! Questo è il momento più atteso dagli assistenti di volo, perché significa che ci stiamo avvicinando alla fine della lunga giornata lavorativa. Controlliamo la cabina e i passeggeri, e poi ognuno di noi si siede sul suo Jumpseat e dà l’ok al capo cabina, il quale informa i piloti che la cabina è pronta per atterrare. Touchdown! Abbiamo toccato terra messicana!
Durante la fase di rullaggio, c’è sempre il passeggero che decide di slacciarsi la cintura e alzarsi per prendere la sua valigia, e tu, che sei lì con gli occhi che ti si chiudono, devi gridare: “Si rimetta seduto per favore!”. Una volta arrivati alla posizione di parcheggio, si spengono le spie luminose. Tutti in massa si alzano in piedi, prima del tempo, e poi noi dell’equipaggio disarmiamo le porte e le apriamo per disimbarcare.
Ultimo sforzo Veronica, salutare le 200 facce che hai accompagnato fin lì. E tu con gli occhi abbottati di sangue, inizi col primo “Grazie, una buona permanenza e arrivederci”. Dopo che l’ultimo e spesso lento passeggero ha lasciato la cabina, diamo un’occhiata che non sia rimasto nulla, o nessuno, indietro, prendiamo le nostre cose, e usciamo tutti insieme. Anzi no, i nostri santi assistenti di volo devono ancora completare le ultime task, ovvero raccogliere gli oggetti smarriti o le cinture extra dei bambini, spesso lanciate chissà dove dai genitori e molto altro.. e rimetterlo al proprio posto. Eh sì, perché nell’aereo tutto ritorna lì dove era.
Sognando il king size bed

Qui quasi tutti noi stiamo già sognando il caro letto di albergo. Una volta usciti dal terminal, c’è già lì ad aspettarci il crew bus, la nostra navetta, che ci porterà in hotel. E sì, come spesso si pensa, si tratta di hotel o resort 4/5 stelle, anche se a volte capitano anche hotel malmessi. Bisogna anche considerare il Paese in cui si vola e gli standard alberghieri che ha.
Il Debriefing
Nella navetta, avviene il debriefing, ovvero si discute del volo appena operato e di eventuali problematiche sorte. Insomma, qui è l’ora di tirare fuori il rospo. Molto spesso, si tratta di un ringraziamento per il lavoro di squadra e poi si chiudono gli occhi per qualche minuto o un’ora finché non si arriva in albergo. Alla reception, ci vengono consegnate le chiavi, e via…ci salutiamo, e ognuno si lascia chiudere la porta della stanza dietro di sé. Della serie, è stato bello, ora non voglio vedervi più fino al volo del ritorno. Si scherza!
Lavoro o vacanza?
Ecco dei tipici assistenti di volo, appena arrivati in hotel, che sorseggiano già il loro atteso drink in piscina a Cancùn! Eh sì, da qui in poi, il mondo si divide tra due tipi di assistenti di volo. Quelli che non hanno voglia di vedere nessuno, si chiudono in camera, accendono Netflix, si ordinano Uber Eats e si addormentano con la maschera per viso. Mentre gli altri sono già in piscina, o al centro commerciale più vicino per non perdersi nulla.
La mattina dopo, ci si rivede tutti, (o quasi) al tavolino delle colazioni, dove spesso è incluso per noi un buffet continentale, e si parla (o sparla) del lavoro o di altro. Eh sì, il gossip va molto forte nell’aviazione! Questo soggiorno di riposo per l’equipaggio è chiamato Layover ed è pagato dalla compagnia aerea. Inoltre, i pasti vengono coperti da una diaria giornaliera, sempre finanziata dalla compagnia, che varia in base alla nazione.

Si torna a casa!

Eccoci giunti alla fine del nostro layover, che può durare da minimo una notte fino a una settimana! C’è chi ha collezionato bei ricordi, un magnete o riempito le valigie di snacks e prodotti locali. Chi invece ha approfittato per recuperare il sonno arretrato e non si è mai fatto vedere in giro. Insomma ognuno può gestire il proprio soggiorno come vuole! Ma appena si reindossa l’uniforme, si è di nuovo un TEAM!
Il giorno della partenza per il rientro, viene programmata una Wake-Up call dalla reception, e questa avviene di norma un’ora prima del cosiddetto Pick-up, ovvero il momento in cui la navetta parte per l’aeroporto. Questo significa che la crew deve trovarsi già pronta nella lobby almeno 15 minuti prima. (E qui torniamo al tema “puntualità”). Si riconsegnano le chiavi della stanza e si saluta. E’ ora di tornare all’azione: sfiliamo lungo il terminal dell’aeroporto messicano, destando l’attenzione dei volti curiosi e affascinati da questo mestiere senza tempo. E lì, ti rendi conto, che il tuo mestiere è anche figo! Pronti per tornare a Casa! Cabin crew, prepare for Departure!
