“Me ne vado all’estero“…l’avremo sentito dire così tante volte; sembra che “l’estero” sia una parola che va di moda. C’è chi parte alla ricerca di stipendi più alti e lavori migliori, chi perché innamorato di un Paese in particolare, senza dimenticare chi invece purtroppo non lo sceglie ma è obbligato a farlo, come chi cerca asilo politico.
Chi però ha il privilegio di scegliere di trasferirsi all’estero è spesso visto come un dio sceso in terra, perché ha visto cose che gli altri comuni mortali non vedranno mai. I nostri cari espatriati li immaginiamo pieni di soldi e di certezze, li ammiriamo per il loro coraggio, per aver lasciato la loro comfort zone, e quasi li invidiamo..ma…

C’è qualcuno che si è mai chiesto cosa significa veramente andare in una terra lontana che non sia la propria? E come ci si vive, o a volte sopravvive? Beh, vi svelo io alcune cose a riguardo. Anch’io, come tanti giovani italiani, ho lasciato il Bel Paese, e mi sono diretta, prima oltre i Pirenei, in Portogallo e poi oltralpe in Germania. Ed è vero che in ogni Paese, anche europeo, si può osservare un modo di fare e di vivere ben diverso da quello che conosciamo e si devono affrontare un bel po’ di sfide!
1) Non importa quanto si conosca bene una lingua, integrarsi richiede tempo e determinazione
Ebbene sì, dopo anni di studio accademico e rigoroso della lingua crucca, dopo innumerevoli esercizi di grammatica che io accuratamente ho svolto, il mio tedesco sembrò non bastare, quando approdai in quel di Francoforte per lavoro. “Eppure è la città di Goethe!” direte… Tuttavia la sua letteratura mi ha aiutata inizialmente ben poco nel dialogare con i miei colleghi, dato che poi capii che parlare il tedesco di strada aiuta meglio che quello accademico. E che ne sapevo io!
Germania e nuove sfide
Come si sa, la Germania non è un Paese noto per la sua espansività, quindi conoscere già la lingua mi ha fatto comunque partire con una marcia in più. Tuttavia, ci sono persone che hanno imparato in pochi mesi questa lingua apparentemente difficile con dei corsi sul posto, infatti la Germania ne offre molti in parallelo al lavoro. In ogni caso, sapere già il tedesco mi ha fatto risparmiare molto tempo e soprattutto mi ha fatto ottenere il lavoro da assistente di volo, prima ancora di atterrare su suolo tedesco. Cosa non da poco!
A volte però, soprattutto se si vive in Paesi più “nordici” e riservati, la lingua non è tutto e non ti spalanca automaticamente le porte all’integrazione. Gli amici non arrivano subito, e all’inizio proverai solitudine, che a volte si protrarrà anche negli anni, perché in fondo non sarai mai pinemanente considerata una local.
Stringere nuove amicizie
Mi ricordo ancora quando mi immaginavo, nel giro di pochi mesi, piena di amici tedeschi, e invece alla fine sono finita per tornare a fare community… coi miei connazionali! Nei primi mesi o, in alcuni casi, anni, bisogna metterci tanto impegno nel conoscere persone, partecipare a eventi sociali sia aziendali che non, e prendere l’iniziativa di invitare colleghi o gente appena incontrata per un caffè, se loro non fanno il primo passo. Insomma, una vera sfida per chi, come me, è più introverso!
Dall’altro lato, con gli altri expat, le amicizie nate all’estero a volte diventano più profonde in pochi mesi di quelle coltivate per anni proprio perché si condivide la stessa esperienza e si ha più empatia reciproca e questa è una cosa positiva.

Rivaluterai la tua lingua nativa
Anche il rapporto con la tua lingua madre cambia. Infatti, dovendo gestire situazioni quotidiane, a volte anche difficili o più burocratiche, in una lingua straniera, noterai che la tua identità linguistica si rafforza e torni ad apprezzare l’italiano e sfumature della lingua che prima non conoscevi.
Ti renderai conto che tradurre pensieri ed emozioni non è sempre immediato, anzi è più complicato di quanto si immagina, e ti mancherà poterti esprimere in modo disinvolto. Prova ad esempio a fare una dichiarazione dei redditi in tedesco, quando sei al telefono con l’ufficio delle finanze! Un’altra cosa che ho notato è che, per quanto impari bene la lingua e le usanze del Paese che ti ospita, ci saranno sempre dei riferimenti culturali, delle battute, dei modi di dire che ti sfuggono. E va bene così: l’integrazione totale è un mito.
2) L’erba del vicino NON è sempre più verde
Siamo umani, è ovvio che quando sperimentiamo qualcosa di nuovo, siamo pieni di adrenalina e motivazione a mille! Così, anche quando si arriva in una nuova nazione, è come se ci fosse stata regalata la possibilità di ricominciare da zero, ripartire da nuove persone, nuove strade, un nuovo lavoro, una nuova cultura. Tutto sembra più bello, più affascinante e più efficiente di quello che vedevamo nella madrepatria.
Poi, dopo un anno, quando devi cambiare l’ennesima casa in affitto e cerchi disperatamente, ma non la trovi perché tu sei “straniera”, cominci ad accorgerti che forse non tutto è rosa e fiori come te l’aspettavi. Che forse anche quel Paese che avevi messo su un piedistallo ha dei problemi. Dopo due anni, hai avuto forse le tue esperienze con la gente del posto, ma non hai incontrato nessuno che veramente ti considera “famiglia”, perché tu sei culturalmente diversa. Dopo tre anni, i colleghi ti prendono ancora in giro per il tuo accento etnico, che sì!, si noterà sempre, per quanto tu voglia negarlo ma che alla fine non vuoi perdere perché ti rappresenta. Dopo quattro, l’idea di voler mettere radici in quel Paese inizia a vacillare. Ed è qui, che le persone che per qualche motivo, si sono integrate, rimangono, mentre altre rifanno le valigie.
Quindi prima o poi, l’entusiasmo iniziale lascia spazio alla realtà quotidiana, e lì capisci se quel Paese ti piace davvero o il tuo patriottismo ti sta chiamando indietro. Un giorno ti sveglierai e ti sorprenderai delle cose che ti mancano. Non parlo solamente di persone o cibo: magari ti manca la tv in italiano, il tuo parrucchiere di fiducia, i gesti quotidiani che davano sicurezza. E magari hai visto che nel nuove Paese le cose non funzionano come eri abituato/a tu.
3) Salutare la famiglia non diventa più facile col tempo

Salutare la mia famiglia ogni volta che sono partita per trasferirmi altrove non è mai stato facile, e pensavo che mi sarei abituata in qualche modo. Invece, col passare del tempo, noterai che salutarsi all’aeroporto e lasciare i propri cari alle spalle ti lascerà sempre un po’ di amaro in bocca. Mentre tu con la tua valigia te ne ritorni nel Paese straniero, loro stanno lentamente invecchiando, e sono lì che ti guardano con gli occhi lucidi, con la speranza nascosta che un giorno rimpatrierai.
E non è solo che “mi manca la famiglia”, come dicono spesso molti expat. Si tratta di tutto ciò che è famigliare, e che specialmente per noi italiani, fa bene al cuore. Che sia il bar sotto casa dove tutti si ritrovano per un espresso, o la piazzetta dove ci si incontra per un aperitivo, ci sono abitudini e tradizioni della propria cultura, che sono difficili da rivivere all’estero, e non puoi aspettarti di ritrovarle lì.
Anche le relazioni a distanza, che siano con un partner che è rimasto nella madrepatria o gli amici di una vita, possono subire degli scossoni. Non tutti capiranno o accetteranno la tua nuova vita all’estero. Solo chi veramente ci tiene a te e ti vuole bene, saprà adattarsi ai tuoi nuovi ritmi e alla distanza, mentre le amicizie quelle superflue si dissolveranno col tempo, senza che te ne accorgerai.
4) Troppo cambiati per la nostra patria, troppo stranieri per sentirsi local

Questo è il dilemma che ogni espatriato/a attraversa, quando vive già da un po’ di tempo in un Paese che non è il suo. È quella sensazione di avere una doppia vita, dove una è sempre in sospeso: la prima che ha lasciato nel suo Paese di origine, con i propri famigliari e amici, a una vecchia versione di sè stesso/a e la seconda, che ha costruito da capo nel Paese straniero, ancora piena di sfide.
Ma la verità è che essere expat significa sentirsi di non appartenere più del tutto a nessun luogo. Sempre in giro tra due mondi, ma mai del tutto di uno solo. Ed è questo il paradosso. Non sei più nella vita “di prima”, ma non sei ancora perfettamente inserito/a nel nuovo ambiente. Hai lasciato tante cose — famiglia, amici, abitudini — ma non hai ancora trovato tutte le risposte nel nuovo paese: e per questo può essere difficile sentirsi “a casa”.
Anche io, in prima persona, ho provato questa strana sensazione col tempo: ogni volta che sono tornata nella mia cittadina natale, le cose erano più o meno come le avevo lasciate, ma ero io che le guardavo con occhi diversi, quasi come un’ospite o una turista. L’altra faccia della medaglia è che in questo modo, a volte, rivaluti anche quegli aspetti che non ti piacevano della tua città, e apprezzi di più quello che prima davi per scontato. Ad esempio, inizi a esplorare nuove vie del tuo paesello che prima non avevi mai percorso o un negozio dove prima non eri mai entrata. E ti rendi conto che una parte di te è ancora attaccata alle sue radici e ai luoghi che conosce, e forse un po’ nostalgica; mentre l’altra parte è orgogliosa della sua nuova vita all’estero.
5) Non tutti capiranno la tua scelta
Vi avranno sicuramente chiesto spesso: “Ma perché te ne vai?”, “Non stai bene qui in Italia?“, “Come fai con la famiglia lontana?”, “Ma non ti senti sola?”. E la verità è che ci saranno sempre quei conoscenti o membri della famiglia che non comprenderanno del tutto i motivi della tua scelta. Per alcuni, sei come un/a fuggitivo/a che sta scappando dal proprio Paese, per altri sei addirittura un ingrato/a perché non apprezza quello che ha, alcuni amici si sentiranno come abbandonati, ma ricorda che la tua felicità va messa al primo posto, e chi veramente ha a cuore il tuo benessere, saprà adattarsi alle tue scelte.
Andare avanti, anche quando gli altri ti vogliono indietro

A volte avvertirai un senso di competizione o invidia da parte delle persone del tuo paese o città di origine, perché ragioneranno ancora con la mentalità locale, che tu più non hai. Ci sono diversi motivi dietro il loro scetticismo : a volte è paura di perderti, nel caso ad esempio dei nostri genitori, altre volte è paura di rimanere indietro o di sentirsi inferiori, perché si paragonano al tuo coraggio di metterti in gioco in un Paese straniero e aver avuto successo. Altre volte ancora è semplice ignoranza o titubanza verso ciò che è “forestiero”.
Ogni expat percepisce anche, al contrario, la pressione sociale di “dover rimanere all’estero“, perché ormai i nostri famigliari e amici ci ammirano come quella persona che è “riuscita” nella vita, solo perché siamo in un’altra nazione, e se mai ci azzardassimo a tornare, ciò sarebbe visto come una sconfitta.
L’ orgoglio di mettersi in gioco
Fare un grande passo come trasferirsi all’estero è comunque un gesto di grande coraggio di cui andare fieri e può regalare tante emozioni e nuove avventure. Anche io, personalmente, ho sempre creduto che sarei emigrata e l’ho fatto, dato che il mio percorso di studi e la mia passione sono sempre state le lingue straniere. Anche dei piccoli momenti quotidiani che riesci a gestire nella tua nuova vita nel Paese straniero, diventano piccole vittorie: riuscire a farsi capire in un’altra lingua al telefono, firmare il primo contratto di casa, andare all’ufficio poste, ecc.
E comunque nessuno dice che bisogna rimanere per sempre all’estero: tante persone reimpatriano e hanno le spalle delle esperienze che le hanno arricchite e una nuova mentalità da applicare nel Paese di origine. Molti giovani tornano e creano ad esempio delle start-up o aziende, perché hanno imparato a pensare diversamente all’estero in Paesi più digitalizzati o evoluti. Ogni cosa deciderai di fare, l’importante è che sarà sempre quella che meglio si addice a te e alle tue priorità!

