
Aprile 2022: Eccomi qua, pronta con la valigia in mano, fresca di addestramento, che mi appresto nell’ascensore per un selfie, prima di varcare la soglia dell’ufficio dove si sarebbe tenuto il briefing.
Ero così nuova nel settore, romanticizzavo quella vita da assistente di volo da ormai tanto tempo e non ci credevo ancora di farne finalmente parte. Ero instancabile e super motivata, tanto che la gente si meravigliava del mio sorriso a 32 denti, anche dopo un volo di 10 ore.
Più di quattro anni dopo, e qualche centinaia di ore di volo alle mie spalle, riguardo a quella me nella foto con una certa malinconia, cercando di farmi ancora ispirare da quell’entusiasmo che mi travolgeva un tempo.
Tirando quindi le somme, voglio scrivervi qua oggi le cose che avrei voluto sapere prima di immergermi in quello che è un lavoro atipico e diverso da qualsiasi altro, ma che rimane il sogno di tante persone.
Non è una vacanza
Quando sento tanti giovani dire: “vorrei fare l’hostess di volo perché mi piace tanto viaggiare”, penso tra me e me, “ragazza, ci sono tanti lavori che puoi fare viaggiando, come la fotografa di viaggio o l’influencer”, ma non è questo il mestiere che è necessario se si vuole viaggiare, nel vero senso della parola. Anche io, ovviamente, ho scelto questo lavoro, anche e soprattutto perché non avevo ancora messo piede nel mondo, ma poi, col tempo, quando ti vengono continuamente assegnate soste da 24 ore, e non riesci a uscire per vedere nulla della città, perché è troppo il sonno da recuperare prima di tornare all’aeroporto e affrontare il volo del ritorno, allora lì, ti rendi conto che i tuoi amici, che lavorano chessò nel settore del digital marketing, viaggiano di più e comodamente.
Io mi sento fortunata perché ho potuto iniziare a lavorare sul lungo raggio con zero esperienza in una compagnia leisure, quindi con solo mete turistiche. In questo caso si possono avere anche soste lunghe ai Caraibi o alle Maldive.

Falsi miti
Un’altra cosa per cui molti invidiano questo lavoro è lo stereotipo comune, secondo il quale si pensa che noi possiamo viaggiare gratis. Questo, ahimè, non è proprio corretto, ma vi spiego. Noi abbiamo diritto a sconti su voli nazionali e internazionali che siano operati dalla nostra o da tante altre compagnie aeree di tutto il mondo, persino jet privati, però paghiamo comunque una tassa su questi biglietti, e per di più non abbiamo la garanzia del posto a sedere. Ovvero, sappiamo spesso soltanto al Gate, alla fine dell’imbarco, se abbiamo un posto oppure no, perché non abbiamo gli stessi diritti di un passeggero pagante. Per questo, viaggiare si accompagna sempre all’incertezza, se si potrà partire oppure bisognerà fare un cambio di piani..o di rotta.
Tuttavia, se ti piace il rischio e l’imprevedibilità, è comunque un ottimo modo per girare il mondo a prezzi molto ridotti! Un’ altra cosa comunque positiva è anche la possibilità di portare il proprio partner o una persona cara della famiglia con noi in giro, sia che siamo in servizio o privatamente.
Niente motori accesi, niente paga

Ogni cosa in questo mestiere è regolamentata, eccome. Da quante ore di riposo dobbiamo avere prima, durante o dopo un volo, a cosa dobbiamo controllare in aereo, così come diritti dei passeggeri e quant’altro.
Ma non tutti sanno, che finché l’aereo è parcheggiato e fermo, le nostre ore non vengono conteggiate nello stipendio. Solo quando possiamo finalmente chiudere il portellone e i motori vengono accesi, allora inizia la vera giornata lavorativa. Il problema è che noi intanto abbiamo già trascorso forse 6 ore per il lavoro, se si conta dal tempo in cui ci si sveglia e si prepara trucco e parrucco, si fa il briefing, si superano i controlli di sicurezza e passaporto, si arriva in aereo, si fanno i controlli dell’ equipaggiamento di bordo, si prepara il catering, si inizia l’imbarco e si aiutano le persone che si dimenano con i bagagli.
Curiosità: gli assistenti di volo del lungo raggio possono, invece, affidarsi alle diarie che si ricevono quando si è all’estero e esenti da tasse.
Apparente senso di libertà
Ho sempre cercato l’indipendenza e la libertà, ho scelto a 20 anni di andare a vivere da sola, di trasferirmi poi all’estero, lavorare in ostelli in Portogallo per respirare l’aria di mare tutti i giorni, e poi sono finita in Germania per indossare l’uniforme, perché fin da piccola ammiravo gli aerei nel cielo, che mi davano quella Sehnsucht, ovvero quel desiderio dell’ignoto, del lontano.
Ma oggi che mi trovo ancora dentro questa uniforme, e guardo il mondo attraverso l’oblò, mentre raccolgo montagne di spazzatura per la cabina, provo una velata nostalgia della terra, che ogni volta lascio sotto i piedi. Sia della madrepatria che ho lasciato per realizzare questo sogno giovanile, sia del mio partner che mi attende ogni volta a casa, sia della famiglia che mi segue su FlightRadar da lontano. E mi domando, se fosse questa la libertà a cui aspiravo o se sono solo impiegata in un lavoro che ormai mi ha dato già abbastanza.
Come racconto anche in un altro articolo, a volte ho la sensazione di essere tutt’altro che libera, anzi alle dipendenze dell’ufficio turni (in gergo crew control), soprattutto nei giorni di riserva o stand-by, quando devi essere pronta a una loro chiamata, e quindi capisci, che anche qui, nel lavoro che hai sempre desiderato, sei facilmente sostituibile.

Certo è che ci si sente un po’ più liberi degli altri, quando forse sono schiavi in un ufficio e forse riescono a permettersi una sola vacanza all’anno, mentre tu sei ogni due mesi in un posto tropicale paradisiaco a sorseggiare un mojito. Oppure ti senti un po’ più grata, quando sei a riposo di lunedì e martedì, e ho il supermercato tutto per me, perché gli altri sono a lavoro. Ogni cosa nella vita ha pro e contro, dico io. Bisogna soltanto valutare ciò che per noi è più importante.
Gli effetti fisici sono reali
Ho sempre sentito parole come vene varicose e jet lag, parlando degli assistenti di volo, ma non ho mai voluto prestarci molta attenzione, dato che ero più concentrata a conquistarmi questa carriera. Ma volando negli anni, il corpo ti presenta il conto. La stanchezza accumulata, le ore di sonno perse, l’irregolarità dei pasti, le basse pressioni della cabina, la secchezza dell’aria, tutto questo porta a uno squilibrio fisiologico, e direbbe qualcuno, ovvio. All’inizio, quando si è nei primi vent’ anni, si è ancora molto carichi di energie e allenati alle ore piccole, ma più il tempo passa, e più ti accorgi che il jet lag colpisce diversamente, che vorresti ancora dormire dopo la pausa, o che le tue gambe sono gonfie e pesanti dopo il lungo turno.
Quando sono in servizio, spesso ho la sensazione che la mia pelle si stia rinsecchendo, da quanto è differente l’aria della cabina, nonostante mi passi strati di crema idratante. Spesso bisogna usare lo spray nasale e le gocce idratanti per gli occhi, perché o sono abbottati di sangue per il sonno perso o per la disidratazione.
Lato positivo o negativo?
Anche i pasti in aereo, (vedi articolo), sono tutt’altro che genuini, anzi pieni di conservanti e zuccheri, tant’è che è importante lavarsi i denti più del dovuto. è quasi del tutto scontato, quindi, che ci siano dei veri e propri effetti fisici a lungo andare, tra cui indebolimento del sistema immunitario, anche per i continui sbalzi termici o l’esposizione a germi e batteri, e quindi va da sé raffreddori ripetuti, squilibri ormonali, specialmente per le donne, dovuto al cambio di ritmo circadiano, cattiva circolazione nelle gambe e chi più ne ha più ne metta.
Ovviamente come per ogni aspetto negativo, se si ha la determinazione di contrastarlo e compensarlo con altro, non c’è cosa che non si possa superare, e anche questo mestiere può essere svolto per tanti anni con successo, come hanno fatto tante persone nel mondo. Se si ama, ciò che si fa, si ha la grinta giusta per affrontare anche quello che meno ci piace del lavoro. A noi la scelta! 😉
