Stand-by da assistente di volo: io, te e crew control

Donna sveglia all’alba che guarda il proprio smartphone in una stanza buia, illuminata solo dalla luce del telefono. La scena rappresenta l’attesa di una chiamata di lavoro importante, ansia e concentrazione prima di iniziare la giornata.

Sono le 5 del mattino. Il telefono è acceso, il volume è al massimo. La sera prima mi sono accertata che la modalità silenziosa fosse tolta. Tu dormi, e io no. Sono in attesa. Il tempo sembra dilatarsi. Da un momento all’altro il telefono potrebbe squillare. Da qui a 30 minuti potrei già essere dentro la mia uniforme con la valigia in mano.

Cerco di non pensarci, e mi giro e rigiro nel letto. Tu te ne accorgi, e mi stringi a te per farmi addormentare. La mia testa è già in modalità lavoro. Tu dormi tranquillo. Il tuo mondo, in questo momento, è stabile. Il mio invece, è appeso a una telefonata che potrebbe arrivare…o no.

L’irrequietezza mi fa di nuovo svegliare. Cavolo, ero riuscita a dormire per buoni 15 minuti, penso. Allungo la mano sul comodino per vedere l’orario. Ancora le 6, penso. Come farò a stare in attesa fino alle 15? E allora cerco di appigliarmi ai motivi per cui ho scelto questo mestiere. Intanto tu non ti accorgi di quanto la mia mente stia già viaggiando, mentre mi sussurri: “cerca di dormire, tranquilla che passerà”.

Stand-by: una “vita” in attesa

È iniziata così una delle tante giornate di reperibilità o anche detta “stand-by”. Quella zona grigia tra vita e lavoro. Quando non sei in volo, ma nemmeno a casa davvero. E pensi che hai scelto questo lavoro per sentirti libera di viaggiare, ma ora ti senti legata a quell’ufficio cattivo che sta già pianificando di svegliarti nel bel mezzo di un sogno per mandarti chissà dove. Anche chiamato “crew control” o “crew scheduling”.

Illustrazione umoristica che raffigura un ufficio di crew control gestito in modo caotico, con animali che organizzano i turni di volo. L’immagine rappresenta in chiave ironica l’imprevedibilità e la complessità della pianificazione per assistenti di volo in stand-by.

Può non succedere nulla, ma può anche cambiare tutto con uno squillo. Posso rimanere tutta la mattinata in pigiama, a guardare una serie, ma posso anche essere trascinata in aeroporto in un battibaleno, perché devo andare a sostituire quel/la collega che non può volare. E così proprio come dice la parola inglese “stand-by”, la mia vita è, per 4/5 giorni al mese, letteralmente in sospeso.

Non c’è assistente di volo che non lo detesti, ma fa parte del pacchetto. Prima o poi, tocca a chiunque la reperibilità. L’imprevedibilità e l’incertezza di non poter far piani, nella propria vita privata e sociale, è forse uno degli aspetti meno invitanti di questa professione. Una telefonata può decidere in pochi secondi dove spenderai le prossime 24 o 48 ore, se non più, al caldo o al freddo, in Europa o oltre oceano…

Riguardo il registro chiamate del mio telefono, per controllare se, nei pochi minuti che mi sono addormentata, non mi sia per caso sfuggita la telefonata di lavoro. Mi accorgo che il contatto dell’ufficio “Crew control” è spesso ricorrente tra le chiamate ricevute, e questo mi mette un certo disagio. Possibile che il lavoro predomini la mia vita?

Illustrazione di assistente di volo in stand-by che riceve una chiamata dal crew control e parte per il lavoro

Certo è che, quando mi dicevano che questo non è semplicemente un lavoro, ma un vero stile di vita, ora ci credo ancora di più. A volte mi sta bene, a volte no. A volte vorrei semplicemente starti accanto, quando programmiamo una cena romantica o una serata al cinema e non dover partire lontano per poi rivederci cinque giorni dopo. Ma non decido io, decide ancora una volta il lavoro.

Questo lavoro non è soltanto partenze e tramonti sopra le nuvole, relax su spiagge paradisiache, o escursioni; è anche lasciare momenti personali a metà, rinunciare a incontri con famiglia e amici, o non sapere dove sarai nei prossimi due mesi.

Guardo la valigia aperta sull’asse da stiro, inerte, incerta se contenere abbigliamento invernale o estivo. La ripongo di nuovo nello stanzino. Anche oggi te la sei scampata, penso. Le sue rotelle sono consumate dai km di tante ore camminate negli aeroporti di tutto il mondo. Non sono stata chiamata. Ma domani ricomincerà tutto da capo.

Io, te e Crew Control. Noi due…e una terza presenza invisibile, che decide i nostri tempi, le nostre mattine, i nostri piani. A volte non chiama, a volte sì. E ogni volta, cambia tutto.

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