Tra Nevada e Arizona: l’itinerario di 5 giorni dalla vista mozzafiato

Il Nevada non è soltanto la “città del peccato”, la famigerata Las Vegas. Ebbene no, fuori dalle luci della Strip, si estendono panorami di ogni genere, dimenticati dal tempo: da paesaggi desertici, alle montagne innevate fino ai deserti di sale.

Giorno 1: La Valley of Fire

A circa un’ora da Las Vegas, si trova la Valley of Fire, che rappresenta il parco statale più antico del Nevada. Il nome deriva dalle distese di rocce di arenaria rossa, che, illuminate dal sole, sembrano letteralmente andare a fuoco. Per dei migliori scatti e per evitarsi le temperature eccessivamente alte, consiglio di andare con la macchina di mattino presto o ancor meglio sul calar del sole, per una “Golden hour”. Le tappe da fare in auto sono Elephant Rock, Rainbow Vista o ad esempio Fire Wave.

Giorno 2: la diga di Hoover e il Lago Mead

Se siete appassionati di Transformers, non potete non aver sentito parlare della Hoover Dam, una delle opere di ingegneria più impressionanti degli Stati Uniti. Costruita sul fiume Colorado, al confine tra Nevada e Arizona, a 54 km da Las Vegas, questa diga ha segnato la storia del Sud-Ovest americano e offre panoramiche mozzafiato sul Lago Mead. Costruita nel 1931 e incastonata nel Black Canyon, questa gigantesca struttura consente l’approvvigionamento di acqua ed elettricità a ben tre stati, Nevada, California e Arizona. Fu eretta anche e soprattutto per proteggere gli Stati vicini da terribili inondazioni del fiume Colorado.

Giorno 3: il Death Valley National Park

Non si può non dedicare una giornata intera alla famosa Death Valley, uno dei luoghi più estremi e suggestivi del pianeta. Infatti il suo nome non proprio invitante, “Valle della Morte” si riferisce alle temperature estreme che questo posto può raggiungere d’estate (fino a ben 57 gradi Celsius). Qua i paesaggi sono quasi surreali e variegati, composti da laghi ormai evaporati, composti di sale, deserti infiniti e montagne colorate, erose dal tempo. Per chi ama, come me, la natura selvaggia e i posti più remoti, questo è uno assolutamente da avere nella propria top 10.

Eccomi qua mentre cammino per la prima volta su una distesa di sale, devo dire, impressionante. Si tratta di Badwater Basin, il punto più basso del Nord America. Tra le altre tappe famose, consiglio Zabriskie Point, Dante’s View e Artist’s Palette.

Come si è formata

In un passato geologicamente recente, la valle ospitava un grande lago interno alimentato dalle piogge e dallo scioglimento delle nevi provenienti dalle montagne circostanti. Con il progressivo cambiamento del clima, il lago iniziò a prosciugarsi fino a scomparire quasi completamente.

Quando l’acqua evaporava, lasciava sul terreno i minerali e i sali disciolti che aveva trasportato dalle montagne. Poiché la Death Valley è un bacino chiuso, senza sbocchi verso il mare o altri corsi d’acqua, questi depositi si sono accumulati nel tempo strato dopo strato.

Ancora oggi, durante rare piogge o alluvioni, l’acqua trasporta nuovi minerali verso il fondo della valle. Una volta evaporata sotto il sole cocente del deserto, lascia dietro di sé una sottile crosta bianca che continua ad alimentare le immense pianure saline.

Giorno 4: Arizona, Page e l’Horseshoe Bend

Lasciando il Nevada e dirigendosi verso l’Arizona, si può raggiungere un’altra delle viste più iconiche degli Stati Uniti, ovvero Horseshoe Bend. Dopo aver posteggiato l’auto, si percorre un sentiero a piedi di 2,4 km segnato nel deserto fino ad arrivare a questo punto panoramico, che domina una spettacolare ansa del fiume Colorado, a forma di ferro di cavallo (da qui il nome horseshoe).

Fa parte del Glen Canyon, ma viene spesso erroneamente associato al Grand Canyon, che dista invece circa 2 ore e mezzo di auto. Consiglio sempre di fornirsi di buoni scorte di acqua in estate, dato che i tratti a piedi possono essere opprimenti con il caldo torrido.

La vista sullo strapiombo è spettacolare, quanto vertiginosa, data l’altezza da cui ci si può sporgere senza recinzione e il vento forte che soffia da lassù. Importante è per questo anche non sporgersi nel tentare di fare le fotografie, anche se sono ovviamente d’obbligo. L’ora ideale per degli scatti indimenticabili sarebbe il tramonto.

Giorno 5: Antelope Canyon

Ultima tappa ma non meno famosa, è la Antelope Canyon, uno dei luoghi più iconici e riconoscibili dalle riviste del National Geographic. Si tratta di un canyon protetto, che si può visitare soltanto prenotando una guida autoctona del popolo Navajo. Questo spettacolare slot canyon è stato modellato nel corso di migliaia di anni dall’azione dell’acqua e del vento sulla roccia di arenaria rossa.

Ciò che rende Antelope Canyon così speciale sono le sue pareti sinuose, levigate dall’erosione, che sembrano quasi onde scolpite nella pietra. La luce del sole che filtra dall’alto crea giochi di colori straordinari, con sfumature che vanno dall’arancione intenso al rosso, fino al viola e al dorato. Ogni curva del canyon offre prospettive diverse, trasformando una semplice passeggiata in un’esperienza quasi surreale.

Il nome “Antelope Canyon” deriva dalle antilopi pronghorn che un tempo popolavano numerose questa zona desertica. I primi coloni europei notarono la presenza frequente di questi eleganti animali nei dintorni del canyon e iniziarono a riferirsi all’area come “Antelope Canyon”, ovvero “Canyon delle Antilopi”.

Per il popolo Navajo, tuttavia, il luogo ha un significato molto più profondo. Il nome tradizionale dell’Upper Antelope Canyon è Tsé bighánílíní, che può essere tradotto come “il luogo dove l’acqua scorre attraverso le rocce”. Un nome che descrive perfettamente il fenomeno naturale che ha dato origine a questo straordinario capolavoro della natura.

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